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Con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna |
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PROGETTO DI RICERCA
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Esofago di Barrett: istituzione di un registro per valutarne la prevalenza, l’incidenza
di adenocarcinoma e le principali anomalie anatomo-funzionali associate
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Background
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La malattia da reflusso gastro-esofageo è molto diffusa nei Paesi occidentali; i sintomi da
reflusso sono presenti nel 8-10% della popolazione generale (Spechler SJ, et al. Digestion 1992;51:24-9),
mentre l’esofagite ha una prevalenza nel nostro Paese del 8.6% nei pazienti sottoposti ad esame
endoscopico di routine, risultando al primo posto tra le patologie peptiche delle prime vie digestive.
Dall’inchiesta nazionale condotta dal GISMAD, con raccolta di 171.832 esami endoscopici, risulta una
prevalenza di esofago di Barrett in Italia del 0.8% della popolazione sottoposta ad EGDS di routine, mentre
tale prevalenza aumentava al 8.9% se venivano considerati i pazienti con esofagite (inchiesta nazionale
GISMAD, Baldi F, Gastroenterology International 1995;suppl.1:1-6).
L’esofago di Barrett (EB) è una condizione precancerosa in cui il normale epitelio squamoso
esofageo è sostituito da metaplasia intestinale (MI) specializzata. Stimoli infiammatori cronici
(reflusso gastroesofageo), sono il principale fattore patogenetico ma non sono tuttora noti i meccanismi
patogenetici per cui solo alcuni pazienti con reflusso G-E sviluppano la metaplasma intestinale, anche se
la severità e la cronicità del reflusso rappresentano probabilmente i fattori principali.
Il 5-10% dei pazienti con EB è a rischio di sviluppare un adenocarcinoma, e il rischio è
30-125 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Pertanto, i pazienti con EB devono essere
sottoposti ad una regolare sorveglianza endoscopica e bioptica. Nei Paesi Occidentali l’incidenza
dell’adenocarcinoma dell’esofago e del cardias è aumentata significativamente durante
gli ultimi 20 anni. Recenti studi epidemiologici hanno dimostrato l’esistenza di un rischio
significativamente più elevato di sviluppare un adenocarcinoma dell’esofago nei pazienti
con sintomi cronici di reflusso gastro-esofageo (Lagergren J et al. N Engl J Med 1999;340:825-31).
Gli adenocarcinomi dell’esofago sono correlabili alla presenza di EB, ma la reale prevalenza di
questa condizione ed il reale rischio di degenerazione neoplastica sono sconosciuti; non sono
disponibili biomarkers che consentano di predire la progressione da EB a displasia e adenocarcinoma.
Nella regione Veneto una precedente ricerca finalizzata ha dimostrato la presenza di un esofago di
Barrett con Metaplasia Intestinale nel 2% dei soggetti sottoposti ad endoscopia digestiva (se si
considerano segmenti di 3 o più cm.) e del 10% se si considerano segmenti corti od ultracorti
(1 o < 1 cm). (G.Zaninotto, et al.. Dig. Liv. Dis. 2001 33: 316-21)
Nell’area Emiliano-Romagnola ed in particolare nelle province di Bologna e Ravenna è stata
segnalata una maggior prevalenza dell’adenocarcinoma esofageo rispetto ai valori medi nazionali.
Lo sviluppo dell’adenocarcinoma su EB è un processo a più stadi che segue la sequenza
metaplasia-displasia-carcinoma. Svariati eventi e meccanismi genetici paiono svolgere un ruolo nello
sviluppo e progressione dell’adenocarcinoma su EB, ma la loro esatta sequenza è ancora in
gran parte sconosciuta. Nonostante i progressi fatti nell’identificazione dei markers molecolari di
rischio neoplastico, a tutt’oggi la diagnosi istologica di displasia (specie di displasia grave) su
biopsie endoscopiche resta il miglior marker per identificare i pazienti con EB ad elevato rischio di
adenocarcinoma. Nella pratica clinica, nessun singolo marker molecolare può ancora essere usato
nei pazienti con EB come affidabile parametro predittivo della progressione a carcinoma. La ricerca futura
dovrà dunque indirizzarsi verso studi prospettici longitudinali di follow-up endoscopico-bioptico.
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